Appare chiaro che la cultura occidentale abbia dimenticato la netta distinzione fra una verità magari incolore ma oggettiva e una falsa verità, colorita dall’ideologia o da precise finalità politiche.

Con tutta onestà si può, semmai, guardare liberamente solo ad un passato ormai vetusto e privo di una veste capace di prestarsi alla strumentalizzazione politica; quando però si parla di storia recente siamo certi di possedere una visione scientifica, completa e caratterizzata da quella mancanza di colore, a noi tanto cara?

Ebbene il problema principe del nostro grande circuito d’informazione è la totale idealizzazione della storia moderna nelle sue trasfigurazioni più comode rispetto alla politica vigente.

Come ho preannunciato nel titolo, questo discutibile procedimento appare essere un vero e proprio regime psicologico teso alla idiosincrasia, all’allontanamento della verità, in tal modo annichilita, semplificata e divenuta prodotto di un’esegesi di comodità. Non solo, ma essa possiede un attributo di moralità poiché lo scrigno della storia sembra celato forzatamente in vista di un disegno etico tendenzioso.

Il mondo, in questo modo, verrà indissolubilmente diviso in due schiere: una di eroi culturali perfetti ma soprattutto politicamente inattaccabili, di miti intoccabili e, dall’altro lato un secondo insieme, popolato da nemici, esseri malvagi, giudicati preventivamente da coloro che di cultura storica posseggono ben poco.

Nessuno terrà conto della complessità storica, delle luci e delle ombre della nostra storia, di quella torbida foschia che anima ogni epoca, ogni scelta politica e ogni dottrina.

Secondo questa concezione Winston Churchill resterà sempre l’eroe salvatore dell’Europa prima durante la Seconda Guerra Mondiale e in seguito nei confronti dell’avanzata comunista, nonostante la politica militare spesso assurda e priva di fondamento, come quando richiese il sacrificio totale del proprio esercito sotto gli attacchi ormai soverchianti dei giapponesi presso Singapore nel febbraio del 1942.

Secondo questa concezione l’epopea partigiana sarà sempre adorna d’oro nonostante gli innumerevoli crimini commessi fra ruberie, stupri, uccisioni e attività di guerriglia dalle ripercussioni disastrose. Fatti che, ancora oggi, spesso non vengono neppure negati ma addirittura giustificati poiché, tanto, le vittime erano “presunti” simpatizzanti fascisti.

Secondo la stessa concezione il Comunismo come ipotesi politica non sarà mai defraudato, poiché al di là dell’ideologia, i suoi effetti sono stati totalmente sconosciuti al popolo italiano. Effetti che, per usare qualche stima assai semplicistica, hanno portato alla morte più di 100 milioni di persone, 70 milioni solamente nella Cina Maoista.

Ebbene, questi esempi non vogliono rappresentare un giudizio storico oppure un tentativo di rimediare alle ingiustizie del passato. Questi, semmai, vanno ricercati nei libri di storia.

L’obiettivo è il raggiungimento, da parte della nostra informazione e della nostra politica, di una sensibilizzazione alla verità. Una verità priva di schemi, di rimpasti e di giudizi affrettati, bensì capace di restituire la reale portata degli avvenimenti con le loro, sempre presenti, luci e ombre.

Mai le ragion di stato e l’ideologia passino davanti alla effettiva natura di un fatto storico, perché non verranno spente solo le luci della verità ma anche quelle del nostro cuore e delle nostre morali. Trasfigurando il nostro passato non solo creeremo falsi miti, modelli inesistenti nella realtà che fu ma, ancor più deificheremo sempre più le persone sbagliate coprendo con un velo le loro vergogne più inconcepibili, giustificandole come effetti collaterali.

Una maggiore oggettività non curerà le tragedie del passato ma, almeno, eliminerà la loro ideologizzazione in alcuni casi o la loro abnegazione in altri, ma soprattutto non permetterà che ci siano vittime di serie A poiché causate dai “nemici” o di serie B poiché effetti collaterali degli “eroi”. Non permetterà più che una bambina stuprata e uccisa da un gruppo di partigiani conti meno di quella che ha ricevuto lo stesso trattamento da parte dei fascisti.

A ben guardare, specialmente in ogni guerra civile, buoni e cattivi non esistono mai.

Nicolò Rovere

Nicolo Rovere
Nicolò Rovere. Dottore in Storia ed in Medieval Historical Sciences, specializzato in Storia del Mondo Islamico, Storia delle Crociate e Storia della Russia medievale presso l'università degli studi di Torino e presso la HSE University San Pietroburgo. Obiettivi nella scrittura: sinergia e approfondimenti fra storia e politica.

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