Nel salotto impomatato di Prime Video sbarca Them, ennesima produzione originale di tutto rispetto, dove razzismo, pregiudizi, e una spruzzata di smart horror regalano una prospettiva inedita sul periodo della Grande Migrazione americana.

Immaginate di trovarvi nei panni di una famiglia nera americana in procinto di trasferirsi a Compton, in California, rimasta traumatizzata da un tragico evento avvenuto fra le mura domestiche. Certo, a primo impatto potrebbe trattarsi di una situazione come tante altre, ma immaginate anche di trovarvi negli anni ‘50, in piena migrazione dal sud al nord degli States, con quartieri bianchi altolocati senza troppa voglia di tingere le loro strade di un altro colore; ecco che da un quadretto già non idilliaco si passa a una sorta di tragedia di cui si sospetta già il finale.

La famiglia Emory, di cui fanno parte Livia (Deborah Ayorinde), Henry (Ashley Thomas) e le due figlie Gracie (Melody Hurd) e Ruby (Shahadi Wright Joseph), annusa presto il tanfo razzista da cui viene circondata nei dieci giorni di permanenza nella cittadina, classico quartiere residenziale californiano, con tanto di ville, giardini, e padroni di casa pronti a fargli rimpiangere il lungo viaggio che li ha portati da loro.

Se da un lato era lecito aspettarsi un esordio moderato, ci pensa lo showrunner Little Marvin a rimescolare le carte in tavola, mettendo in scena fin da subito la raffinata crudeltà di Betty (una straordinaria Alison Courtney Pill, già apprezzata in Snowpiercer e Star Trek – la serie), inquietante e bianca fino al midollo, unita alla violenza e al terrore psicologico provocati da maschioni bianchi alfa, di quelli che si ammiravano insieme alle mogli bionde e sorridenti nei cartelloni pubblicitari dell’epoca.

La rappresentazione di un apparente patriarcato sociale vigente a Compton viene presto smascherato da coloro che tirano davvero le fila da dietro le quinte, un esclusivo ricettacolo di casalinghe sotto l’influenza di Betty, capaci di mettersi sulle sdraio davanti a casa Emory bevendo limonata, versare lo zucchero nel serbatoio dell’auto di famiglia, o più semplicemente incendiare il giardino con la scritta “paradiso dei negri”. Come se non bastasse, ci si mette pure la polizia (sì, razzista anche quella) a tenere a bada le giustificabili reazioni di uno sfortunato quartetto sempre più vicino all’esaurimento nervoso.

L’aspetto più interessante della serie è la fusione tra i comportamenti deviati nelle strade e le apparizioni soprannaturali che devastano le menti degli Emory. Attraverso un dualismo di scene girate magistralmente, l’intento del regista è instillare il seme del dubbio nella mente dello spettatore, che con il passare delle puntate inizia a domandarsi quale sia il vero nemico. Ciò che la famiglia si trova a fronteggiare nella realtà quotidiana è solo un indigesto contorno dei fantasmi che si portano dietro da troppo tempo, frutto di un’intolleranza radicata nei loro confronti.

L’elemento mefistofelico centellinato a dovere in mezzo alla denuncia sociale non solo dell’epoca, ma percepibile tuttora in un 2021 che forse ci si aspettava diverso dalle aspettative e più consono alla storiella degli insegnamenti tratti dagli errori che ci raccontiamo da anni, non fa che aggiungere qualità al prodotto.

Come se non bastasse, i rimandi e le citazioni a Get Out e Us di Jordan Peele emergono in superficie, dimostrando come il genere horror si sposi egregiamente con il tema del razzismo, e forse questo Them è passato fin troppo sottotraccia nel nostro paese, ormai sbiadito come la pelle degli Emory a Compton.

Giorgio Rolfi
25 anni, di cui 20 trascorsi nella musica.  Cinema, videogames e dipendenza da festa completano un carattere non facile, ma unico nel suo genere... Ah, dimenticavo, l'umiltà non è il mio forte. 

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