Ci voleva un sabato pomeriggio di grandi ospiti in quel di Dogliani per dimenticare le balle di fieno rotolanti del giorno prima. E fra questi, i più attesi erano sicuramente loro, i The Jackal, forti di un’annata incredibile alle spalle (e non ancora finita), fra i progetti televisivi di Aurora Leone, la partecipazione di Ciro Capriello e Gianluca Fru all’edizione italiana di Lol (con tanto di vittoria finale), e la diretta infinita su Rai Play per commentare le partite degli azzurri, con buona pace della  Gialappa’s Band.

A rappresentare il collettivo di comici più famoso del web sono presenti Aurora, Fru e il loro manager Vincenzo Piscopo, intervistati dal malcapitato Roberto Pavanello.

So già che oggi mi renderete il lavoro molto difficile, perciò andrò subito dritto al sodo facendo parlare Vincenzo, l’unica parte seria del panel di questa sera.

Chi sono i The Jackal?

VP: Grazie per la pressione!

 I The Jackal nascono dalla forte amicizia creatasi fra Ciro Capriello e Simone Ruzzo all’asilo, Fru e                   Aurora non erano ancora nati. Verso le scuole medie cominciano a produrre contenuti video su VHS da mostrare a scuola. Nel momento in cui arriva Youtube in Italia aprono il loro canale, e da lì si ebbe un cambiamento radicale. Prima non erano abituati a ricevere feedback da altre parti d’Italia che non fossero Napoli.                                   

Oltre ai primi progetti su Youtube di quegli anni, la prima vera esplosione è legata alla televisione, con la parodia di un prodotto forte come come Gomorra.

AL: In quel periodo avevo sedici anni, e come tanti seguivo i The Jackal come una normale           spettatrice. Riuscirono a cambiare il flusso della fruizione di contenuti. La gente andava prima a vedere la parodia, e solo successivamente il prodotto originale.

Mi ricordo anche le vostre parodie sanremesi insieme ai personaggi stessi della TV. In pratica siete riusciti a intrufolarvi nell’harem della televisione italiana attraverso delle prese in giro!

VP: Nel 2018 provammo a parteciparvi come ospiti, senza riuscirci, ma il nostro nome rimane strettamente collegato a Sanremo. Eravamo presenti senza essere davvero lì, con tantissime persone che ci seguivano sui loro smartphone. Una fruizione interamente diversa.

Siete stati bravi a coinvolgere personaggi come Favino o Pippo Baudo e a fargli utilizzare il vostro stesso linguaggio.

GF: E’ la naturale evoluzione dell’intrattenimento al giormo d’oggi. Adesso nessun media può permettersi di ignorare gli altri, tutti si parlano fra loro. Per fare un esempio, oggi tutti i film che escono al cinema hanno un proprio profilo Instagram. Abbiamo semplicemente cavalcato la naturale crossmedialità che rappresenta oggi l’intrattenimento.

Hai visto? Ho detto una cosa seria!

Complimenti davvero!

Oggi la forza dei The Jackal è che ognuno di loro è diventato un personaggio riconoscibile a suo modo, penso a Lol, ai progetti televisivi di Aurora ecc…

All’inizio però eravate un gruppo di amici che con fatica si è inventato un mestiere.

Volevo capire da Fru e Aurora come sono entrati a far parte dei The Jackal nel corso degli anni.

GF: Non è molto interessante parlare di me, ma è la cosa che so meglio! Nonostante la mia immagine da cinquantenne, sono nato nel ‘95; faccio parte di quell’ultima generazione nata senza un telefono in mano, vedendolo arrivare solo durante l’adolescenza. Crescendo con il web, che rispetto alla radio o alla televisione è la forma di intrattenimento più giovane, ho cominciato a capire quali fossero le opportunità di lavoro offerte dalla rete. Per me i The Jackal erano come Sanremo per un cantante.

AL: I The Jackal, come altre aziende, hanno sempre voluto aggiornarsi, facendo entrare una serie di giovani tra i loro ranghi. Dopo aver partecipato a Italia’s Got Talent, ricevo un messaggio su Facebook da parte di Vincenzo. Il problema è che per me, come per tanti delle nuove generazioni, Facebook è ormai un po’ datato, dove la gente di una certa età si sputa addosso cattiverie nei commenti o pubblica immagini di cani e gatti che danno il buongiorno. Così vidi il messaggio solamente due mesi e mezzo dopo, ed erano interessati a conoscermi. Dopo innumerevoli messaggi di scuse, riusciamo a combinare un incontro, e se oggi sono qui è soprattutto merito suo.

Hai intrapreso il percorso inverso, dalla TV al web anziché il contrario. Questa è un po’ una fotografia dei giorni nostri.

GF: E’ quello che dicevo prima, oggi i media hanno tutti la stessa importanza, sono sparite le gerarchie. Ecco perché si parlano fra loro in maniera costante.

VP: La grande differenza sta nel fatto che prima chi stava sul web si occupava solo di quello, e ogni tanto qualcuno veniva pizzicato per entrare in televisione. Ora invece la piattaforma mediatica di partenza non rimane per forza quella. Ciro, ad esempio, andrà a fare il concorrente al Tale e Quale Show, ed partito come noi dal web.

Netlix, Prime Video e Rai Play. Quale fra queste piattaforme vi ha portato maggiore visibilità?

VP: Sicuramente Prime Video con Lol.

AL: Sì, perché ormai capisci quanto è andato bene un programma dal numero di meme che ci fanno sopra.

E tu quanto sei stata contenta di essere stata massacrata da Aldo Grasso per la battuta su Berna?

AL: Significa crescere, la critica serve un po’ a quello dopotutto. Ma essre criticati significa anche essere guardati, ci possono essere dei lati molto positivi. Poi ovviamente non mi fa totalmente piacere, ma ognuno è libero di esprimersi per come ritiene opportuno.

Per un gruppo come i The Jackal mettersi alla prova su Rai Play con una diretta sugli Europei che durava due-tre ore è stata una grande dimostrazione di maturità.

Il primo commento alternativo a quello sportivo-calcistico è iniziato nel ‘90 con la Gialappa’s Band. Vi siete mai ispirati a loro?

VP: Qui siamo tutti fan della Gialappa’s, ci siamo cresciuti. Il nostro caso è stato diverso, la partita si vedeva costantemente, eravamo sempre seduti con un’interazione social molto forte. Prima il lato del web non esisteva. L’interazione stessa con i fan sui social era un’amplificazione della partita, questo deriva anche dall’esperienza di Sanremo.

Vi hanno già chiesto di ripetere l’esperienza per i Mondiali in Qatar?

AL: Qui siamo davanti a un bivio. O cavalchiamo l’onda del successo azzurro agli Europei ripetendo l’esperienza durante i Mondiali, oppure fermarci qui e provare a fare qualcosa di nuovo.

GL: Se ci danno un sacco di s… (ride)

Per coinvolgerti un po’ nell’intervista, la vostra serie tv “Generazione 56k” su Netflix mi è piaciuta molto, a te non tanto…

GF: Io odio tutti i progetti nei quali sono coinvolto, è il problema di essere eccessivamente critico con me stesso. E’ molto difficile per me rivedermi in quello che ho fatto, non sono mai soddisfatto, trovo sempre qualche difetto da migliorare.

Bel modo di vivere sereno!

Ma tornando a noi, il tema del festival di quest’anno è “ripensiamoci”. Come vi ripensate da qui a dieci anni?

VP: Nel nostro settore dieci anni equivalgono a un’era geologica. Alcune delle piattaforme che useremo fra dieci anni non esistono ancora, basti pensare alla velocità con cui è nato e si è sviluppato Tik Tok. So che continueremo ad essere una content factory, produrremo sempre i nostri contenuti, principalmente in forma digitale, ma non solo. Ognuno di noi poi avrà comunque la propria carriera in singolo, ma sempre con la forza del gruppo dietro.

Ma con tutti questi progetti in cantiere, vi rimane ancora tempo per girare i video su Youtube?

GF: Assolutamente sì, proprio per il gruppo numeroso di cui parlava Vincenzo. Non in tutti i video c’è il gruppo per intero, anzi, quasi in nessuno. Ci intercambiamo in continuazione, anche a seconda del tipo di video che si vuole girare. Dividersi è nella natura dei The Jackal, per poi essere un unico insieme formato da tante menti.

Siete gli spin off di voi stessi!

GF: Ottima sintesi.

Aurora, tu puoi dirci qualcosa sui tuoi progetti futuri?

VP: NO!

Perfetto.

AL: In Ogni caso la forza dei The Jackal è il riuscire a divederci pur mantenendo la voglia di tornare sempre a casa. Dal momento in cui mi sono presentata in ufficio la prima volta, ho subito notato un incredibile clima di accoglienza reciproca.

Durante i primi lockdown, siamo diventati tutti un po’ protagonisti dei nostri schermi, la nuova socialità era quella delle videochiamate, delle chat e degli aperitivi online. Anche alcuni personaggi importanti che prima non esistevano sui social, hanno cominciato a postare i loro contenuti.

VP: Per chi fa questo di lavoro, la situazione era un po’ preoccupante, perché la concorrenza è aumentata a dismisura inconsapevolmente. Questo ha creato una permanenza di determinati personaggi anche dopo il lockdown.

Il lockdown però è stato anche maestro del digitale per tutte quelle persone che prima sapevano a malapena accendere un computer. E immagino che sia aumentato anche l’engagement per voi…

VP: Certo, ma come dicevo è aumentata anche la concorrenza. Poi, a forza di stare a casa, la gente

ha finito tutto Netflix, tutto Prime Video e via così, fino ad arrivare a seguire i personaggi citati poc’anzi. Chiunque faceva contenuti digitali super interessanti.

Bene, direi che abbiamo sviscerato tutto lo scibile umano, vi chiedo solo di non portare più Fru la prossima volta che verrete a Dogliani…       

VP: Tanto siamo sempre alla ricerca di volti nuovi!

Giorgio Rolfi
25 anni, di cui 20 trascorsi nella musica.  Cinema, videogames e dipendenza da festa completano un carattere non facile, ma unico nel suo genere... Ah, dimenticavo, l'umiltà non è il mio forte. 

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