Medaglie inaspettate ed exploit inattesi, titoli a lungo sospirati. Riconoscimenti che suggellano un’intera carriera, ma anche parziali delusioni e prestazioni sottotono: tutto questo è stato Tokyo 2020, un’edizione dei Giochi Olimpici che resterà negli annali sia per le condizioni eccezionali in cui si è disputata, sia per la pioggia di metalli preziosi che ha inondato la spedizione azzurra.

Fra spalti vuoti, restrizioni sanitarie, polemiche fra i nipponici favorevoli al loro annullamento e condizioni meteo proibitive per lo svolgimento delle prove all’aperto, le Olimpiadi hanno catalizzato, come da consuetudine, l’attenzione dell’intero globo, che per tre settimane ha potuto godere dello spettacolo offerto dagli atleti nelle rispettive discipline. Tutto, o quasi, si è svolto in maniera regolare, ad eccezione di qualche sporadica positività al Covid (e all’antidoping), con migliaia di atleti che sono finalmente riusciti a coronare un quinquennio di sacrifici e privazioni.

Dopo aver inanellato successi musicali, mediatici, sportivi e anche politici, la nostra nazione ha conquistato la scena ai Giochi, distinguendosi per la portata e la grande varietà di vittorie e podi. Alcuni nostri portacolori hanno impresso il loro nome nella storia di questa competizione, altri hanno ottenuto risultati impronosticabili alla vigilia, per condizioni fisiche non ottimali o per la folta concorrenza, altri ancora hanno sensibilmente migliorato le proprie prestazioni. Il medagliere è una sentenza: 40 medaglie, 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi, record assoluto di medaglie e di discipline in cui sono state conquistate, a testimonianza della grande fioritura di talenti nostrani e dell’encomiabile lavoro svolto dalle varie federazioni.

Le maggiori soddisfazioni sono senza dubbio arrivate dall’atletica leggera, un insieme di discipline che non ha quasi mai arriso ai nostri colori, ma che quest’anno ci ha regalato emozioni indimenticabili. Cinque medaglie d’oro, un secondo posto nel medagliere alle spalle degli inarrivabili Stati Uniti e davanti a nazioni con una tradizione di lungo corso quali Kenya e Giamaica, basterebbero questi due dati per dimostrare la straordinarietà della compagine azzurra. Abbiamo assistito a storiche prime volte, con i titoli nei 100 metri piani e nella 4×100 metri maschili, che hanno mostrato al Mondo intero il talento di Marcell Jacobs, vero mattatore di questi Giochi, a successi agognati e ottenuti con perseveranza e forza d’animo, come quello di Gianmarco “Gimbo” Tamberi nel salto in alto, in una finale di altissimo livello che ha spazzato via anni tormentati e funestati dagli infortuni, e ci siamo piacevolmente goduti i trionfi sui ben più quotati avversari asiatici di Massimo Stano e Antonella Palmisano, nelle due prove della 20 km di marcia.

Abbiamo gioito ed esultato grazie alle arti marziali, con gli splendidi titoli di Vito Dell’Aquila nel taekwondo e Luigi Busà nel karate, al ciclismo su pista, con i magnifici quattro dell’inseguimento a squadre capitanati da un immenso Filippo Ganna, alle discipline acquatiche, con gli ori nel canottaggio e nella vela. Laddove le speranze erano esigue, o comunque non così elevate, i nostri portacolori hanno lasciato il segno, con il doppio record del mondo del quartetto nel velodromo come ciliegina sulla torta.

Meritevoli di una menzione d’onore, sebbene non si siano fregiati di alcun titolo olimpico, sono Federica Pellegrini e Gregorio Paltrinieri: la Divina ha raggiunto la quinta finale consecutiva nella specialità che l’ha consacrata nella storia del nuoto, i 200m stile libero (record assoluto), il fondista carpigiano ha ottenuto due medaglie, una in vasca e una in acque libere, dal valore inestimabile, in quanto “Greg” era reduce da una a dir poco debilitante mononucleosi, che l’ha colpito quando mancava un mese dall’inizio della rassegna a Cinque Cerchi.

Al di fuori dei colori nostrani, alcuni atleti (e talvolta personaggi) si sono distinti per meriti sportivi o per alcune loro peculiarità. I plurimedagliati sono Emma McKeon e Caeleb Dressel, entrambi nuotatori ed entrambi specializzati nello stile libero e nel delfino; l’australiana si è messa al collo ben sette medaglie, di cui quattro del metallo più prezioso, lo statunitense non si è accontentato di cinque ori e ha fatto registrare ben due record del mondo. Hanno suscitato scalpore le giovanissime skaters, capaci di sbaragliare la concorrenza ad appena tredici anni, e l’altrettanto giovane tuffatrice cinese Hongchan Quan, la quale ha realizzato il più alto punteggio della storia nella piattaforma da 10 metri. Un interesse mediatico di diverso tipo l’ha generato il tuffatore Tom Daley, laureatosi campione olimpico per la prima volta ma diventato popolarmente noto per il coming out effettuato a seguito della vittoria e soprattutto per l’inconsueta passione per l’uncinetto, che l’ha portato ad assistere alle gare dei suoi colleghi intento a sferruzzare sugli spalti.

Numerosi sono i dati, le statistiche e gli aneddoti che si potrebbero riportare, ma i limiti di spazio e il timore di aver raggiunto e superato la soglia media di attenzione/interesse mi impediscono di proseguire nel resoconto. Spero che questa lettura vi abbia emozionato almeno in parte rispetto a quanto hanno fatto i nostri atleti, e auspico che la considerazione dell’opinione pubblica nei loro confronti cresca sempre di più, perché questi grandi sportivi meritano di essere menzionati con più frequenza e supportati attraverso lo stanziamento di fondi, per migliorare le strutture e aiutare le federazioni. 

Da Tokyo è tutto, arrivederci a Parigi!

Davide Camoirano
21 anni, frequento il 2° anno di Medicina e Chirurgia a Torino. Nel tempo libero leggo, pratico sport e scrivo articoli, sportivi e non solo. Sono appassionato di ciclismo, nuoto, politica, attualità, storia e, naturalmente, medicina, anche se mi piacerebbe aggiungere un tocco di creatività alla mia 'grigia' routine quotidiana.

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