Avremmo mai potuto credere a quello che sta succedendo?

La situazione in Italia appare essere inedita. La Lombardia è chiusa, isolata, focolai sono presenti in molte regioni ed è notizia di oggi che tutte le province a confine con la Lombardia sono zona rossa. Si sono registrati ormai numerosi casi a Torino e anche Cuneo sembra essere a rischio. Inoltre, con la notizia della quarantena del presidente della regione Cirio poiché positivo ai test, la questione si infittisce.

La situazione è compromessa. Non avremmo mai pensato, forse, di scorgerne lo sguardo così da vicino, proprio noi, di essere toccati da qualcosa di così grande, apparentemente impossibile da combattere, difficile da constatare e capace di generare nelle persone il dubbio, l’atroce l’incertezza e il generalizzato dolore. Un dolore che scalfisce il cuore, che lo porta ad essere in balia di neri pensieri. Vi è la paura di essere contagiati e forse di poter trasmettere questo male alle persone che amiamo nella nostra famiglia, ai più deboli, ai più anziani e conseguentemente alimentare una paura e un panico che sembrano non avere fine.

È proprio questa, la caratteristica fondamentale nonché la più tenuta fra quelle che una pandemia si porta appresso. La capacità, quindi, di non poter essere fermata, la capacità di sopraffare totalmente l’umanità e gli uomini intesi come singoli individui alle prese con le proprie paure, con la visione della propria vita, della propria intimità. Una vita ed una intimità che rischiano di andare in pezzi, di essere frantumate da qualcosa che ci pone tutti sullo stesso piano. Non c’è modo di evitarla nel caso si presenti al nostro cuore: la minaccia, che è terrore prima che realtà, non guarda in faccia nessuno, si infiltra e colpisce chiunque indipendentemente dal Ceto, dalla cultura, dalla Religiosità. Assolutamente è una forza dominante che, come afferma la scienza, potrebbe lambire il 60% dell’Italia e della sua popolazione.

Ma forse, oltre a questo, la capacità più detronizzante che una epidemia di questo tipo possiede è la possibilità di disporre di una potenza in grado di disfare comunità e specialmente quello di distruggere quello che già un difficile legame storico e culturale fra il nord e il sud Italia.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a scene impietose, scene di fatale ingiustizia, virgulti che potrebbero avere stratificazioni ulcerose, e sicuramente già si dimostrano portatrici di rabbia e acredine.

Sto chiaramente parlando di un deplorevole fatto accaduto fra le astratte mura del nostro Paese, fra cittadini di una stessa fantomatica, e mi viene da dire, incompresa patria. Incompresa da parte dei suoi stessi cittadini, incapaci di provare un sentimento nazionale, un sentimento di comunità, di empatia e di aiuto reciproco, di mutuo soccorso. Evidentemente quei cittadini di Ischia non sono portatori di quella che si chiama civiltà, di quello che si chiama amor proprio, legame di Stato e sensibilità fra cittadini. Evidentemente, quei popolari e tutti coloro che rifiutano cittadini dello stesso Paese, provenienti da un’altra regione, ma a ben vedere senza alcun rischio di contagio, denominandoli con ingiurie, con insulti pesanti, trattati come cani da espellere, quasi negando la loro dignità, non meritano di essere inclusi nella nozione sacra di cittadinanza.

Io mi auguro, per il bene di tutte le persone, specialmente delle più deboli, per il bene della nostra società, che questa crisi termini presto ma altrettanto mi auguro che si raccolgano i frutti amari ma utili di questa terrificante e lacerante esperienza. Che il popolo impari a sentirsi più coeso come comunità, più vicino fra persone ma aldilà di inutili e sovrastrutturali astrattismi. Che ci si senta facenti parte di uno stesso Paese, di uno stesso corpo e non entità in competizione e in odio fra di esse per una qualche supremazia o per un ritorno di conti. Perché fra Nord e Sud e così, o almeno così è stato dimostrato da quelle persone.

Che ci si senta maggiormente una comunità e non si creino più falsi scontri, fantomatici odi, fantasmi di guerra e conflitti sotterranei fra assurdi, antistorici neofascismi ed epidermici quanto retorici, efferati teorici dell’ultima ora appartenenti alla resistenza del XXI secolo.

Che si inizi, quindi, d’ora in poi, a pensare al Paese e alle sue persone e non a guerre fantasma che non hanno più niente a che vedere con questo mondo, ma fatti influenti sulle nostre vite, su quelle di coloro che sono sopravvissuti a quelle fandonie quando era presente la leggerezza e la fugacità di un tempo che permetteva esse, ma che ora piangono i cari, vittime di qualcosa che nessuno può o vuole politicizzare.

Nicolò Rovere

Nicolo Rovere
Nicolò Rovere. Dottore in Storia ed in Medieval Historical Sciences, specializzato in Storia del Mondo Islamico, Storia delle Crociate e Storia della Russia medievale presso l'università degli studi di Torino e presso la HSE University San Pietroburgo. Obiettivi nella scrittura: sinergia e approfondimenti fra storia e politica.

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