Illustrazione di Andrea Ghiglia

Quante volte, davanti alle macchinette della scuola o in pausa da lavoro, ci siamo immaginati all’interno di una puntata di Camera Cafè? C’è chi conferma e chi è più falso del sorriso della Bignardi. Quest’anno Dogliani ha avuto il piacere di ospitare una delle colonne portanti della celebre sitcom made in Italy e non solo. Attore, conduttore televisivo e recentemente pure scrittore, Luca Bizzarri si racconta fra teatro, cinema e televisione, (passando per il Palazzo Ducale di Genova), intervistato da Emilio Targia.

Luca, tu sei uno dei volti più prolifici del panorama artistico italiano. Vorrei cominciare col chiederti da dove è nata questa tua passione per lo spettacolo.

Non parlerò della mia adolescenza, sono stati anni turbolenti. Semplicemente c’è stato un momento in cui capii che quella strada era l’unica percorribile. Come disse mio fratello in un’intervista, l’alternativa era fare il clochard in stazione!

A Venezia Roberto Benigni ha ricordato i suoi grandi maestri, quali sono stati i tuoi riferimenti?

Gilberto Govi per me è stato importantissimo, ho debuttato nella sua compagnia facendo teatro dialettale. Successivamente fu decisiva la scuola dello Stabile, Marco Sciaccaluga e Anna Laura Messeri sono stati per me grandi maestri. Oltre a loro, per me i grandi punti di riferimento erano Giorgio Gaber, Eros Pagni… Tutte persone che consideravano l’attore come un mestiere, cosa che non capita spesso in Italia purtroppo.

In carriera hai incrociato colleghi di lavoro diventati poi storici, penso a Paolo Kessisoglu fra gli altri; insieme a lui siete riusciti a non farvi mai schiacciare dalla televisione, non è proprio facile nel vostro mondo…

Il trucco è sapere quando smettere con una determinata cosa per passare ad altro. Sicuramente abbiamo fatto tante cose come Camera Cafè e Le Iene, ma sono convinto che molti avrebbero saputo farle meglio di noi.

In un’intervista hai dichiarato che non sta cambiando la televisione, bensì la sua fruizione. Come sta avvenendo il cambiamento?

In casa dei miei genitori la televisione è sempre accesa, che qualcuno la guardi o meno. Per strada i giovani mi riconoscono perché hanno visto spezzoni di Camera Cafè su Youtube, ma pochissimi sanno che ho condotto Quelli Che… Il Calcio in TV. Sicuramente esiste un certo tipo di pubblico che la televisione non la guarda più, o comunque non attraverso i televisori. Anch’io difficilmente non esco per non perdermi un programma, piuttosto me lo riguardo online il giorno dopo.

Spostandoci sul cinema, recentemente hai girato un film proprio qui vicino nel Canavese, raccontaci come è andata.

E’ un posto bellissimo e disabitato, sembra non ci abiti nessuno!

Devo dire che in tempo di pandemia ho girato molti più film che negli anni precedenti. Questo è un bene, vuol dire che l’industria non ha smesso di  produrre. Bisogna considerare il fatto che anche nel cinema la fruizione è cambiata.

Sei ottimista sul futuro dei cinema?

Non saprei, pensiamo prima ad uscire da questa situazione, poi se ne riparlerà.

Tra l’altro poco fa c’era qui il virologo Galli con la Gruber…

A me lui fa molto ridere, è simpatico!

Io poi adoro tutti questi virologi, dal mio punto di vista hanno dimostrato di essere molto vanitosi. In televisione hanno cominciato a diventare dei personaggi a tutti gli effetti. Non riesco a giudicarli, io su questo ci ho fatto un mestiere, ma per alcuni di loro è come se avessero scoperto la figa a cinquant’anni!

Sei anche andato a rompere i coglioni a una manifestazione contro le mascherine e il distanziamento!

Sono cose che adesso mi fanno ridere e arrabbiare allo stesso tempo, perché ormai siamo tutti abbastanza stufi di questa pandemia. Vista l’irrilevanza di queste persone, ho avuto un momento di tenerezza verso di loro e mi sono messo ad ascoltarli. Se non votassero mi starebbero pure simpatici.

Tu hai definito i social “terreno di scontro”, e hai la tendenza a rispondere a tutti quelli che ti commentano sotto i post, quali sono i motivi?

Una volta Franco Battiato, rispondendo a una domanda sul Grande Fratello, disse che preferiva sentirsi cretino in mezzo a degli intelligenti, piuttosto che intelligente in mezzo a dei cretini; ecco, io sono l’esatto contrario di Battiato, preferisco sentirmi intelligente in mezzo a dei coglioni!

Frequento tanto i social proprio per questo. Siamo arrivati a un livello estremo di incomprensione reciproca, dettata proprio dai social network.

E’ vero che sei stato per un giorno il social media manager di Calenda?

Io vorrei che ci fosse una legge che vieta la presenza dei politici sui social. Calenda ha un uso dei social da ottantenne, si mette a discutere con chiunque commenti sotto i suoi post. Gli ho semplicemente dimostrato che parlando di cose serie anziché litigare con @tettagrossa2020, avrebbe aumentato i follower. Ma resto dell’idea che per i politici sia meglio stare lontani da queste piattaforme.

Mi è venuto in mente che fra le altre cose, ascolti Radio Radicale fin da piccolo. Si può dire che uno come Marco Pannella aveva un modo di comunicare transmediale prima ancora che i social nascessero?

Di fenomeni come lui ne nascono pochi, e raramente. Io non ero proprio un pannelliano, ma in pratica è stato lui a insegnarmi a recitare. Nel suo modo di fare e parlare di politica era un attore straordinario, basta ascoltare i suoi discorsi, lo si capisce subito.

Oltre ad ascoltare Radio Radicale, cosa fai durante la giornata?

Troppe cose!

Appunto, tra l’altro quattro anni fa la Regione Liguria e il Comune di Genova ti hanno designato come Presidente della Fondazione del Palazzo Ducale, e tu ovviamente accettasti.

Quando Toti e Bucci me lo proposero, non volevo accettare, salvo poi sentirmi in dovere di restituire qualcosa alla mia città, in quanto genovese. Insieme a Serena Bertolucci siamo riusciti a portare avanti la programmazione, e spero di proseguire nel migliore dei modi.

Oltre al Palazzo Ducale, sei anche riuscito a trovare tempo e risorse per scrivere un libro, “Disturbo della Pubblica Quiete”. Cosa ha significato scriverlo come Luca, piuttosto che come Luca Bizzarri?

Per me era la prima volta, la storia è quella di due poliziotti che a fine turno incontrano un senegalese intento a prendere a calci una porta. Lui vorrebbe essere portato in galera, viene invece caricato in macchina, e da lì parte il viaggio di notte attraverso il quale si capiranno molti aspetti su tutti e tre i personaggi.

Mondadori sperava nella classica biografia del personaggio pubblico, ma purtroppo per loro mi sono impuntato, chiedendogli pure di mettermi una penale se non l’avessi finito!

Tramite il romanzo hai avuto modo di entrare in contatto con un pubblico che non conoscevi?

In verità ero molto spaventato dalle recensioni, tutte abbastanza buone fortunatamente, anche le più autorevoli. Prima dell’uscita del libro, avevo indetto un concorso su Twitter. Avrei regalato una copia del libro all’autore della migliore stroncatura, e vinse un ragazzo che scrisse “è così bello che viene voglia di leggerlo”.

Ci avviamo alla conclusione, vorrei chiederti com’è cambiata la tua vita da quando hai preso un cane.

Viviamo molto bene insieme, prima di prenderlo ero una sorta di eremita. Mi ha insegnato l’affetto, un nuovo modo di trattare gli altri, e solo un animale può darti tutto questo.

Cosa succederà secondo te nel panorama politico?

Siamo davanti al fallimento più totale di tutti gli schieramenti politici. Draghi mi sembra lo studente che si applica, mentre gli altri si tirano i cancellini e si scrivono “scemo” sulla schiena…

Intorno al tecnocrate che cerca di fare un mestiere a cui è stato prestato, c’è il nulla cosmico, fossi al posto degli altri mi vergognerei come un cane.

In questo momento nessuno vorrebbe essere al posto di Draghi, non sono mica idioti… francamente non saprei più per chi votare, e ti parla uno che votava i radicali!

Se fossi cittadino romano, chi voteresti? Calenda?

Beh, uno che propone una svolta efficientista in una città come Roma, non ha molto futuro!

Non ho idea di cosa possa succedere, ti dico la verità.

Fischio finale, grazie a tutti.

Articolo di Giorgio Rolfi con illustrazione di Andrea Ghiglia

Giorgio Rolfi
25 anni, di cui 20 trascorsi nella musica.  Cinema, videogames e dipendenza da festa completano un carattere non facile, ma unico nel suo genere... Ah, dimenticavo, l'umiltà non è il mio forte. 

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