La Gardetta è un luogo, da sempre, di incontri e scambi culturali. Un luogo che serba la storia, un passato di peregrinazioni e di scontri, ma anche custode della preistoria più antica.

L’altopiano della Gardetta è una vasta zona montuosa che sorge a cavallo fra le valli Maira, Grana ed il Vallone dell’Arma, ampia insenatura laterale dell’immensa Valle Stura di Demonte.

Gli appassionati del trekking e dell’alpinismo conosceranno bene questi luoghi: si tratta di un fiore all’occhiello fra le vallate del cuneese. Stretto fra le alpi marittime, che costituiscono il lato sinistro della Valle Stura e le prime alpi Cozie del Monviso, l’altopiano della Gardetta ha costituito per centinaia di anni la possibilità di svalico per le differenti valli che si intersecano in questo bacino sospeso ad alta quota.

In epoca più recente, a cavallo fra la fine del XIX Secolo e i decenni del Fascismo, la Gardetta ed i suoi colli, fra i quali il Colle di Salsas Blancias, che sorge a ovest del possente Monte Bodoira e a nord del Paese di sambuco, costituirono un’importante sede delle batterie difensive, delle opere e delle casematte previste dal Regno italiano per la difesa dei confini francesi.

Ma, la storia di questo altopiano è lunga e complessa. Vediamo di ricostruire, per quanto possibile, le dinamiche del passato, quelle, in altri termini, in grado di tessere le vicende fondanti di questi luoghi montani.

La Gardetta, il luogo medianus delle vallate

Fra il Medioevo e l’Epoca Moderna, le vallate del cuneese si costituivano come luoghi caratterizzati, come oggi, da arditi passaggi montuosi. Reti viarie certamente assai interessanti per i viandanti e, non di meno, per i commercianti che, dalla Contea di Tolosa giungevano nel Nord Italia. L’importanza strategica della Valle Stura, in modo particolare, è dimostrata dal sempre battuto Colle della Maddalena, in quella che era conosciuta come la Valle dell’Oronaye, la magnifica vetta dolomitica che sorge oltre a nord del Colle. In questo senso, la Gardetta costituiva, partendo dai centri di Sambuco, Vinadio e Demonte, il percorso più breve e razionale per raggiungere la Valle Maira e la Grana. Quest’ultima è, infatti, messa in contatto con la Valle Stura tramite il Colle Fauniera, mentre la Valle Maira vi si collega tramite il Colle dell’Esischie, un tempo percorsi obbligati per la transumanza che, dai paesi sottostanti, raggiungeva gli altopiani erbosi della Gardetta e della zona circondante Rocca la Meja.

Durante gli ultimi secoli, inoltre, la Gardetta fu, in qualche modo, sede di un vasto, quanto complesso, movimento migratorio. Capitava, infatti, che dalle valli sottostanti, intere comunità raggiungessero altri lidi, e spesso le medesime vie erano utilizzate per raggiungere la Francia. Qui, infatti, vi era grande necessità di manodopera italiana, in modo particolare per essere impiegata nella cura della mandrie di bovini e per la transumanza. Molti valligiani, però, perivano durante questi trasbordi all’insegna della speranza di un’esistenza più decorosa. Nei pressi del Colle della Portiolette ed il colle della Portiola, infatti, al cospetto di uno dei “re” delle Alpi Cozie, il Monte Sautron, durante il XIX secolo, molti valligiani italiani morirono, durante differenti traversate, nel tentativo di raggiungere la Francia.

La crudeltà di queste Cozie, la cui cattiveria, la cui ruvidità impietosa possono apparire con vigore, anche oggi, in mancanza della proverbiale, e sempre necessaria, cautela e rispetto al cospetto di queste grandi cime, non risparmiò neanche i migranti di Salsas Blancias e della Gardetta tutta, i quali durante gli scorsi secoli si trovavano senza altre possibilità di passaggio e privi dell’equipaggiamento necessario, specie se in inverno.

Questo luogo mediano, quindi, mise per secoli in contatto le varie vallate, facendosi congiunzione fra le realtà culturali delle tre grandi vallate della Gardetta. L’evento bellico, però, maggiormente noto rispetto a questi luoghi è la guerra di successione austriaca, combattuta, anche dal Ducato di Savoia fra il 1740 ed il 1748 quando, prima della conquista franco-spagnola della fortezza di Demonte (1744), i diversi contingenti nemici tentarono per tutto l’anno di sfondare le difese sabaude e di superare i valici alpini. Si ricorda, a questo proposito la Cima degli Spagnuoli presso il Colle di Barbacana, a confine con la Valle d’Ubaye. Nonostante la Gardetta non confinasse con la Francia, anche qui sono attestati movimenti francesi e spagnoli, al fine di discendere nel vallone dell’arma e quindi a Demonte durante quell’anno.

Durante l’epoca fascista, infine, la Gardetta, ed in particolare la zona che interessa il Colle d’Ancoccia e il vicino Becco Nero, venne scelta come luogo adatto all’avvistamento ed al posizionamento di case matte posizionate verso il colle del Preit. In dettaglio, si tratta di opere aggiornate agli standard di costruzione della seconda metà degli anni Trenta, in seguito all’elaborazione delle preliminari costruzioni progettate in Valle Stura, caposaldo della difesa del Colle della Maddalena. In dettaglio, troviamo opere di grande interesse tanto sul Becco Nero (due casematte) e sul più alto Becco Grande, posizionato a est dal Colle di Ancoccia.

La Gardetta del Triassico

La Gardetta si segnala anche per l’interessante presenza di reperti preistorici, provenienti dai periodi Permiano e Triassico inerenti un grande predatore della famiglia arcosauria: si tratta del rauiusuco Ticinosuchus, un antico arcosauro che dimorò, come massimo predatore della specie ed in assoluto, su queste terre circa 235 milioni di anni fa, nel Triassico Medio. La terra della Gardetta, all’epoca non era, infatti, lambita dalle cime del Salè, del Savi, del Nebius o della Meja, ma era costituita da ampie spiagge a ridosso del grande mare triassico.

Un luogo da scoprire, e ancora ricco di interrogativi: una perla delle nostre mirabili vallate cuneesi, fra le più sensazionali e intoccate delle Alpi Cozie, ma, forse, non così apprezzate da un pubblico generalista che, spesso, crede di rinvenire altrov, quello che con ancora maggiore chiarore espressivo e bellezza si trova, sempre e comunque, nelle valli occitane fra Cuneo e Francia.

Nicolo Rovere
Nicolò Rovere. Dottore in Storia ed in Medieval Historical Sciences, specializzato in Storia del Mondo Islamico, Storia delle Crociate e Storia della Russia medievale presso l'università degli studi di Torino e presso la HSE University San Pietroburgo. Obiettivi nella scrittura: sinergia e approfondimenti fra storia e politica.

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