In questi giorni si è discussa in America la questione relativa alla violenza causata dalle armi da fuoco. Un conflitto spinoso, interminabile, mai soluto e caratterizzato da una storia ormai lunga secoli. Amnesty International e alcune altre commissioni umanitarie da anni impegnate nella risoluzione di questo attuale problema, ormai descritto come crisi umanitaria, si sono assiduamente impegnate per portare questo problema alla luce.

Non che questo problema fosse sancito e rinchiuso in un recinto sub-culturale o piuttosto retaggio di un substrato interno al Paese. È piuttosto una questione internazionale ed assai nota.

La novità degli ultimi tempi riguarda, semmai, la forma attraverso la quale questa immane spada di Damocle finisce per contraddire e delegittimare direttamente le basi culturali del Paese.

I nemici del possesso delle armi in America non sono solamente più convinti dell’infinita scia di violenze e di morte che queste hanno causato ma soprattutto è maturato il pensiero che le armi in America siano, in principio, una degradazione, uno sviluppo fosco e una coscienza nera facente parte dell’identità statunitense.

Sarebbe quindi presente all’interno della stratificazione culturale americana un nerbo meschino, un errore nelle fondamenta ed una visione distorta della realtà e della storia. Tutto ciò ha portato le armi da fuoco ad inserirsi normalmente nelle case e nelle vicende quotidiane degli americani.

La lungimiranza del pensiero è notevole e a mio parere può parzialmente dirsi corretta o perlomeno giustificabile dalla storia.

Una storia che ha visto l’America come figlia di un mondo selvaggio, un mondo da vincere colla forza, al di là del self-made ma piuttosto di una natura selvaggia da piegare, con l’aiuto di questi strumenti dell’autodifesa: le armi.

Questi principi potevano valere ai tempi del capo Pontiac, ai tempi della Dodge City gang, ai tempi della frontiera, ai tempi del Messico e di Alamo ma non oggi.

La preoccupante, inconcepibile presenza delle armi, così diffuse capillarmente fra tutte le fasce d’età, fino a lambire i più giovani, è un problema che non ha niente a che vedere con la natura e con la funzione primaria dell’arma da fuoco.

Fondamentalmente oggi l’arma di difesa non è più tale ma uno strumento di attacco, di imposizione della forza. Anzi, più propriamente è teso, tramite la capillare diffusione di armi automatiche e di origine militare fra la popolazione civile, al massacro.

Nicolò Rovere

Nicolo Rovere
Nicolò Rovere. Dottore in Storia ed in Medieval Historical Sciences, specializzato in Storia del Mondo Islamico, Storia delle Crociate e Storia della Russia medievale presso l'università degli studi di Torino e presso la HSE University San Pietroburgo. Obiettivi nella scrittura: sinergia e approfondimenti fra storia e politica.

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