Arrivano finalmente i tanto attesi risultati delle urne: vince l’SPD ma con una maggioranza risicata di voti e ora tutto è nelle mani dei negoziatori per creare una nuova coalizione.

Infine è giunto il verdetto. Con il 25,7% dei voti, l’SPD vince le tanto attese elezioni in Germania. Le urne hanno finalmente rivelato l’esito, più che mai incerto, su colui che avrebbe raccolto l’eredità di quella che dal 2005 è stata la cancelliera del Bundestag, Angela Merkel.
Un verdetto che, all’opposto di quanto visto nel caso delle elezioni statunitensi, pare mostrare come i tedeschi abbiano ricercato nella figura del nuovo cancelliere la persona che maggiormente ricalcasse le caratteristiche del suo predecessore.
Una figura solida, non eccessivamente appariscente ed eccentrica. Uno scoglio saldo, capace di farsi scivolare addosso le onde degli scandali e delle critiche. Questo è ciò che meglio ha saputo offrire ai suoi elettori Olaf Scholz, l’uomo alla guida del SPD.
E quanto espresso dai tedeschi in queste elezioni parrebbe dunque essere un apprezzamento verso la Karlheinz e verso quanto da lei fatto in questi 16 anni, malgrado non manchino di certo gli attacchi e i commenti negativi nei suoi confronti.
Durante il suo lungo cancellierato la Merkel non è stata, infatti, certo avulsa da incappare in errori. Anzi, a detta di molti opinionisti, la sua strategia politica si sarebbe proprio basata sull’effettuare scelte in ritardo, sbagliando e imparando per poi correggere di continuo la rotta, senza sbilanciarsi mai e senza mai prendere decisioni affrettate o eclatanti. Un esempio su tutti, quello che a detta di molti avrebbe portato la Karlheinz a toccare il fondo, la decisione di aprire le porte e accogliere tutti i migranti. Forse primo esempio, anche, di eccessivo sbilanciamento e di decisione troppo affrettata, salvo poi accorgersi dell’impossibilità di gestire la situazione. E come non ricordare il commovente discorso con il quale, lacrime agli occhi, annunciava al popolo tedesco la necessità di attuare il lockdown per contrastare la pandemia da Covid, e per questo chiedeva scusa ai suoi connazionali, assumendo su di se tutte le responsabilità.
Critiche, dunque, ed errori a contornare la carriera politica della Merkel. Ma mai scivoloni, solo l’incespicare a tratti. Come detto, la forza e la tenacia di questa donna venuta dalla Germania Est sono state le sue migliori armi per rifarsi sempre dagli errori, farsi scivolare addosso le dicerie e mostrarsi salda.
Probabilmente è questa serietà e questa solidità che gli elettori tedeschi, e non solo, hanno ricercato. In un tempo dove i politici sembrano sempre più incapaci e poco interessati al bene comune, figure come Angela rappresentano la soluzione migliore per evitare la rotta nazionalistica (in Italia l’apprezzamento che sta ricevendo Draghi anche a livello internazionale ne è un ulteriore esempio).
In una campagna elettorale caratterizzata da numerosi scandali e cadute di stile, Scholz è stato il candidato più bravo a schivare gli attacchi degli oppositori e della critica e a mostrarsi come il più affine con la Merkel, pur guidando un partito a lei opposto. Il crollo nei consensi dati alla CDU è sintomo di un’incapacità del nuovo leader Laschet di raccogliere l’eredità della cancelliera. L’episodio delle risate mentre si trovava in visita ai luoghi colpiti dall’alluvione, da tanti individuato come la vera causa del suo fallimento elettorale, in realtà è probabilmente solo uno smacco sulla superficie di un iceberg che nasconde sott’acqua problemi ben più radicati.
Analogamente, la candidata dei verdi Barbock, dopo un iniziale exploit di consensi, ha visto l’indice di gradimento nei suoi confronti calare drasticamente. Anche qui gli scandali hanno avuto sicuramente il loro peso. Ma ciò che traspare maggiormente è, probabilmente, il fatto che partiti non convenzionali non sono ancora in grado di dare agli elettori quella, seppur minima, fiducia che i partiti storici paiono ancora capaci di assicurare. Specialmente per un popolo poco affine ai drastici cambiamenti come quello tedesco.
D’altronde la stessa Merkel aveva riconosciuto le capacità di Scholz, nominandolo ministro della finanza e suo vice nell’ultimo governo di grande coalizione.
Il programma del probabile nuovo cancelliere, d’altro canto, non si discosterebbe troppo dal cammino intrapreso dalla leader venuta dall’Est, pur essendo le ideologie di fondo diverse. Si potrebbero, però, fare mille supposizioni su come cambierà la politica della Germania a seguito di queste nuove elezioni: maggiore dinamismo, più riforme sociali, maggiore attenzione al welfare, fine del tanto amato/odiato rigore, maggiore apertura verso l’Europa, più attenzione al tema ecologico e via dicendo.
Tuttavia al momento quanto elencato rimane una mera supposizione, dato che ancora si deve definire l’effettivo vincitore.
Già, perché se si è detto all’inizio che l’SPD è risultato il partito più votato, si può realmente affermare che sia quello che governerà la Germania? La risposta è assolutamente no.
Il gruppo di Scholz ha ottenuto il 25% dei voti, ma la coalizione CSU/CDU è staccata solo di pochi punti percetuali, con un 24,1% ottenuto. Il resto dei voti se lo sono visti attribuire, di fatto alla pari, i Verdi e i liberali dell’FDP, mentre rimangono al margine gli estremisti di AFD e di Linke, questi ultimi addirittura al di sotto della soglia minima del 5% e a rischio di non entrare in parlamento.

Un distacco, quello fra SPD e CDU/CSU così basso da far toccare il minimo storico. In passato, infatti, il partito vincente era riuscito a rimanere sempre sulla soglia del 30% dei voti a favore. Uno scarto minimo che porta lo stesso Laschet a negare la sconfitta e a sperare ancora di poter essere lui il cancelliere, unendosi in coalizione con Verdi e Liberali.
Il futuro, infatti, è ora lasciato alla trattativa tra partiti per sapere quale nuova coalizione sarà alla guida dei tedeschi, in una tavolozza di colori e un ventaglio di soprannomi diversi, a seconda della forza politica che risulterà vincente, che ricorda molto la recente situazione italiana: Giamaica, se a trionfare sarà l’unione di CDU, CSU, Verdi e Liberali, oppure semaforo se a prevalere sarà la coalizione fra SPD, Verdi e Liberali. Quest’ultima, al momento, la più probabile, ma, malgrado gli incontri avvenuti già in questi giorni fra esponenti dei Verdi e dell’FDP, le differenze e le tensioni fra i due partiti non mancano, soprattutto dal punto di vista economico, con i primi che premono per una maggiore spesa relativa a investimenti green e i secondi che vorrebbero un ritorno all’austerità tedesca del recente passato a guida Merkel, e un minor coinvolgimento a livello europeo. Dunque riuscire a formare un governo non sarà per nulla facile e, per lo meno, non si riuscirà probabilmente a raggiungere un accordo in breve tempo.
Ora dipende tutto dalla bravura dei negoziatori, e proprio questa dote tiene ancora vivo Laschet, malgrado la feroce critica nei suoi confronti a seguito del flop di queste elezioni.
Lo scrittore tedesco Peter Schneider ha affermato sulla stampa che maggiore scelta e maggiore incertezza sul vincitore avrebbero significato maggiore democrazia. (L.Tor., La Stampa del 26/09/2021)
Speriamo che sia effettivamente così, e che non significhi, invece, che i tedeschi, nel loro rimpianto per non poter più contare sulla leadership della Merkel, e nello sconforto di non trovare un altrettanto degno successore, abbiano optato per il non decidere.
L’agenda nazionale e internazionale è colma di impegni e anche se, come a detta di molti, la Germania non voglia esporsi troppo come grande potenza, non potrà sicuramente scansare le questioni che stanno interessando il resto del mondo. La pandemia ha dimostrato ancor più quanto tutti siano collegati nella nuova realtà globale. Dunque anche la Germania dovrà uscire dalle sue mura e affrontare i problemi della ripresa post Covid, del clima, della scarsità di risorse che sta facendo presagire un inverno rigidissimo in tutti i sensi, degli scontri tra potenze alleate, che tanto fa sorridere di piacere Russia e Cina.
Non si sa ancora chi sarà il nuovo cancelliere e quali colori politici dovrà guidare, ma è chiaro che il suo compito non sarà facile e il Paese dovrà evolversi e non accontentarsi di vivere nel solito nido, quanto meno sicuro, al quale la Merkel lo aveva abituato. Infine è giunto il verdetto. Con il 25,7% dei voti, l’SPD vince le tanto attese elezioni in Germania. Le urne hanno finalmente rivelato l’esito, più che mai incerto, su colui che avrebbe raccolto l’eredità di quella che dal 2005 è stata la cancelliera del Bundestag, Angela Merkel.
Un verdetto che, all’opposto di quanto visto nel caso delle elezioni statunitensi, pare mostrare come i tedeschi abbiano ricercato nella figura del nuovo cancelliere la persona che maggiormente ricalcasse le caratteristiche del suo predecessore.
Una figura solida, non eccessivamente appariscente ed eccentrica. Uno scoglio saldo, capace di farsi scivolare addosso le onde degli scandali e delle critiche. Questo è ciò che meglio ha saputo offrire ai suoi elettori Olaf Scholz, l’uomo alla guida del SPD.
E quanto espresso dai tedeschi in queste elezioni parrebbe dunque essere un apprezzamento verso la Karlheinz e verso quanto da lei fatto in questi 16 anni, malgrado non manchino di certo gli attacchi e i commenti negativi nei suoi confronti.
Durante il suo lungo cancellierato la Merkel non è stata, infatti, certo avulsa da incappare in errori. Anzi, a detta di molti opinionisti, la sua strategia politica si sarebbe proprio basata sull’effettuare scelte in ritardo, sbagliando e imparando per poi correggere di continuo la rotta, senza sbilanciarsi mai e senza mai prendere decisioni affrettate o eclatanti. Un esempio su tutti, quello che a detta di molti avrebbe portato la Karlheinz a toccare il fondo, la decisione di aprire le porte e accogliere tutti i migranti. Forse primo esempio, anche, di eccessivo sbilanciamento e di decisione troppo affrettata, salvo poi accorgersi dell’impossibilità di gestire la situazione. E come non ricordare il commovente discorso con il quale, lacrime agli occhi, annunciava al popolo tedesco la necessità di attuare il lockdown per contrastare la pandemia da Covid, e per questo chiedeva scusa ai suoi connazionali, assumendo su di se tutte le responsabilità.
Critiche, dunque, ed errori a contornare la carriera politica della Merkel. Ma mai scivoloni, solo l’incespicare a tratti. Come detto, la forza e la tenacia di questa donna venuta dalla Germania Est sono state le sue migliori armi per rifarsi sempre dagli errori, farsi scivolare addosso le dicerie e mostrarsi salda.
Probabilmente è questa serietà e questa solidità che gli elettori tedeschi, e non solo, hanno ricercato. In un tempo dove i politici sembrano sempre più incapaci e poco interessati al bene comune, figure come Angela rappresentano la soluzione migliore per evitare la rotta nazionalistica (in Italia l’apprezzamento che sta ricevendo Draghi anche a livello internazionale ne è un ulteriore esempio).
In una campagna elettorale caratterizzata da numerosi scandali e cadute di stile, Scholz è stato il candidato più bravo a schivare gli attacchi degli oppositori e della critica e a mostrarsi come il più affine con la Merkel, pur guidando un partito a lei opposto. Il crollo nei consensi dati alla CDU è sintomo di un’incapacità del nuovo leader Laschet di raccogliere l’eredità della cancelliera. L’episodio delle risate mentre si trovava in visita ai luoghi colpiti dall’alluvione, da tanti individuato come la vera causa del suo fallimento elettorale, in realtà è probabilmente solo uno smacco sulla superficie di un iceberg che nasconde sott’acqua problemi ben più radicati.
Analogamente, la candidata dei verdi Barbock, dopo un iniziale exploit di consensi, ha visto l’indice di gradimento nei suoi confronti calare drasticamente. Anche qui gli scandali hanno avuto sicuramente il loro peso. Ma ciò che traspare maggiormente è, probabilmente, il fatto che partiti non convenzionali non sono ancora in grado di dare agli elettori quella, seppur minima, fiducia che i partiti storici paiono ancora capaci di assicurare. Specialmente per un popolo poco affine ai drastici cambiamenti come quello tedesco.
D’altronde la stessa Merkel aveva riconosciuto le capacità di Scholz, nominandolo ministro della finanza e suo vice nell’ultimo governo di grande coalizione.
Il programma del probabile nuovo cancelliere, d’altro canto, non si discosterebbe troppo dal cammino intrapreso dalla leader venuta dall’Est, pur essendo le ideologie di fondo diverse. Si potrebbero, però, fare mille supposizioni su come cambierà la politica della Germania a seguito di queste nuove elezioni: maggiore dinamismo, più riforme sociali, maggiore attenzione al welfare, fine del tanto amato/odiato rigore, maggiore apertura verso l’Europa, più attenzione al tema ecologico e via dicendo.
Tuttavia al momento quanto elencato rimane una mera supposizione, dato che ancora si deve definire l’effettivo vincitore.
Già, perché se si è detto all’inizio che l’SPD è risultato il partito più votato, si può realmente affermare che sia quello che governerà la Germania? La risposta è assolutamente no.
Il gruppo di Scholz ha ottenuto il 25% dei voti, ma la coalizione CSU/CDU è staccata solo di pochi punti percetuali, con un 24,1% ottenuto. Il resto dei voti se lo sono visti attribuire, di fatto alla pari, i Verdi e i liberali dell’FDP, mentre rimangono al margine gli estremisti di AFD e di Linke, questi ultimi addirittura al di sotto della soglia minima del 5% e a rischio di non entrare in parlamento.

Sede del parlamento Tedesco

Un distacco, quello fra SPD e CDU/CSU così basso da far toccare il minimo storico. In passato, infatti, il partito vincente era riuscito a rimanere sempre sulla soglia del 30% dei voti a favore. Uno scarto minimo che porta lo stesso Laschet a negare la sconfitta e a sperare ancora di poter essere lui il cancelliere, unendosi in coalizione con Verdi e Liberali.
Il futuro, infatti, è ora lasciato alla trattativa tra partiti per sapere quale nuova coalizione sarà alla guida dei tedeschi, in una tavolozza di colori e un ventaglio di soprannomi diversi, a seconda della forza politica che risulterà vincente, che ricorda molto la recente situazione italiana: Giamaica, se a trionfare sarà l’unione di CDU, CSU, Verdi e Liberali, oppure semaforo se a prevalere sarà la coalizione fra SPD, Verdi e Liberali. Quest’ultima, al momento, la più probabile, ma, malgrado gli incontri avvenuti già in questi giorni fra esponenti dei Verdi e dell’FDP, le differenze e le tensioni fra i due partiti non mancano, soprattutto dal punto di vista economico, con i primi che premono per una maggiore spesa relativa a investimenti green e i secondi che vorrebbero un ritorno all’austerità tedesca del recente passato a guida Merkel, e un minor coinvolgimento a livello europeo. Dunque riuscire a formare un governo non sarà per nulla facile e, per lo meno, non si riuscirà probabilmente a raggiungere un accordo in breve tempo.
Ora dipende tutto dalla bravura dei negoziatori, e proprio questa dote tiene ancora vivo Laschet, malgrado la feroce critica nei suoi confronti a seguito del flop di queste elezioni.
Lo scrittore tedesco Peter Schneider ha affermato sulla stampa che maggiore scelta e maggiore incertezza sul vincitore avrebbero significato maggiore democrazia. (L.Tor., La Stampa del 26/09/2021)
Speriamo che sia effettivamente così, e che non significhi, invece, che i tedeschi, nel loro rimpianto per non poter più contare sulla leadership della Merkel, e nello sconforto di non trovare un altrettanto degno successore, abbiano optato per il non decidere.
L’agenda nazionale e internazionale è colma di impegni e anche se, come a detta di molti, la Germania non voglia esporsi troppo come grande potenza, non potrà sicuramente scansare le questioni che stanno interessando il resto del mondo. La pandemia ha dimostrato ancor più quanto tutti siano collegati nella nuova realtà globale. Dunque anche la Germania dovrà uscire dalle sue mura e affrontare i problemi della ripresa post Covid, del clima, della scarsità di risorse che sta facendo presagire un inverno rigidissimo in tutti i sensi, degli scontri tra potenze alleate, che tanto fa sorridere di piacere Russia e Cina.
Non si sa ancora chi sarà il nuovo cancelliere e quali colori politici dovrà guidare, ma è chiaro che il suo compito non sarà facile e il Paese dovrà evolversi e non accontentarsi di vivere nel solito nido, quanto meno sicuro, al quale la Merkel lo aveva abituato.

Emanuele Ligorio
Laureato in economia, con un forte interesse per la storia e la geopolitica. Gran appassionato di arti marziali, escursionismo, corsa, bici e dedito allo sport a tempo pieno. Il resto della giornata lo dedico, oltre che al lavoro da impiegato, agli altri miei hobby, la lettura, la scrittura e la cura del frutteto di famiglia. Se vi state chiedendo come fanno a bastarmi 24 ore per fare tutto...la risposta è che non mi bastano.

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