Cari lettori, se speravate di trovare una ricettina dietetica post Ferragosto per salvarvi dai maledetti chiletti in più, mi spiace ma questa volta dovrò deludervi. Ciò che leggerete oggi infatti sarà un qualcosa di diverso dal mio solito, un qualcosa di curioso ed innovativo. Vediamo, in quanti sanno perché l’immancabile cappuccino della prima colazione si chiama proprio così? Oppure perché la tanto amata scarpetta prende questo nome? Ecco per voi alcuni “perché culinari”, che per quanto possano sembrare banali, stuzzicheranno sicuramente la vostra curiosità… fortunatamente senza farvi prendere peso.

Perché il caffè con latte servito al bar si chiama cappuccino?

Come tutti ben sappiamo, la bevanda che spesso accompagna una fragrante brioche (o cornetto o croissant, come più vi garba chiamare questa delizia), è ottenuta aggiungendo del latte montato nel caffè. In passato, direi un passato piuttosto lontano, il latte veniva semplicemente versato nel caffè, senza alcuna schiumetta. In più, se quest’ultimo è ottenuto per infusione a non alta temperatura in una caffettiera domestica, il colore della miscela è marrone, più o meno scuro a seconda della quantità di latte aggiunta. Facendo dunque un piccolo ragionamento, questa tonalità ricorda molto il saio di un frate francescano dell’Ordine dei Cappuccini. Ovviamente nella bevanda servita al bar il colore non è così evidente, a causa del quasi nero caffè prodotto dalla macchina per l’espresso e dalla ridotta quantità del latte insufflato in essa. Cappuccino o Gesuita che sia, questa famosa bevanda rimarrà nei secoli dei secoli nella tipica colazione all’italiana.

Perché facciamo “la scarpetta” quando raccogliamo il sugo con il pane?

Ammettetelo, quanto vi sta tentando quel sughetto sotto le polpette? Si può ufficialmente dire di aver finto di mangiare soltanto quando si è pulito il piatto facendo la famosa scarpetta. Potremmo sembrare dei morti di fame, ma andiamo a chi non piace farlo? Chi lo sa, la fame gioca sempre brutti scherzi, ma voi vi siete mai chiesti perché proprio la scarpetta e non la sciarpa o il berretto? Questo detto deriva proprio dal fatto che il pezzo di pane o di mollica, usato per raccogliere l’intingolo, viene deformato dalla pressione delle dita e reso concavo, affinché possa aderire meglio alla superficie del piatto, assomigliando vagamente proprio ad una scarpetta. Analoghe relazioni di somiglianza con una piccola calzatura hanno lasciato altri numerosi segni nella lingua: ad esempio, in Toscana, nell’Ottocento, le scarpette erano un tipo di pasta tipica, mentre ancora oggi in alcune regioni, soprattutto in Emilia Romagna, è così chiamata la seppia comune, per la forma del capo.

Perché il posto al ristorante si chiama “coperto”?

La consuetudine di far pagare il coperto è una tradizione tutta all’italiana, ma l’uso del termine per indicare il posto apparecchiato per ciascun commensale in sala è un francesismo ottocentesco bello e buono. Infatti in francese il termine couvert, che deriva da couvrir, “coprire”, significa proprio “essere collocato sopra (al tavolo)”. È dunque un’origine analoga al termine posata, ma in questo caso la voce proviene dallo spagnolo posada, ed entra nella lingua italiana fin dal Seicento.

Eravate al corrente di queste curiosità? Spero proprio di no, perché vorrà dire che l’articolo non vi avrà annoiato, o almeno spero. Se invece così fosse, per farmi ripagare giuro solennemente che vi spedirò, tramite piccione viaggiatore, una tazza di cappuccino. In questo caso sì che rimarrete soddisfatti!

Lucia Cravero
Mi chiamo Lucia, all'alba della maggior età frequento il quinto anno dell'Istituto alberghiero di Mondovì. Vivo di musica, amo cantare ed è sempre un'agonia quando la voce mi abbandona. Nel resto del mio tempo libero mi diletto nello scrivere, e dato che in questo giornale tratto l'argomento dell'enogastronomia, cercherò sempre in tutti i modi di farvi venire l'acquolina in bocca!

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