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Il rigore parato da Gigio Donnarumma, Damiano dei Maneskin che alza il trofeo dell’Eurovision, Khaby Lame second Tiktoker al mondo, Matteo Berrettini a Wimbledon e l’elenco potrebbe non finire qui: il 2021 è l’anno della rinascita italiana.

Come si prepara una rinascita direte voi, con le crisi, e il nostro inno urlato a Wembley ieri sera ce lo racconta da quasi due secoli ma non siamo più capaci di ascoltarlo e di farci ispirare da esso. Eppure “Il canto degli Italiani” dovrebbe essere la nostra Magna Charta costantemente, intessuto nell’animo e nel corpo di 60 milioni di cuori presenti nello Stivale.

Michele Novaro, compositore musicale che donò le note alle parole di Goffredo Mameli racconta di essersi ispirato ad una sorta di sogno: In una grande pianura sono presenti tutti gli italiani con le loro differenze quando, ad un certo punto, squilli di tromba danno l’allarme e gli sguardi della folla si volgono ad una figura posta sul trono, così grande da voler abbracciare tutta la spianata in cui gli italiani si erano radunati. La figura parla agli Italiani, solenne e sicura per incitarli a prendere le armi contro il nemico, dice così:

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta,
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la vittoria?!
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò

Il cuore degli italiani prese a battere ritmicamente dopo queste parole (avete presente il “popopo popopo” ecc? Bene, sono i battiti dei cuori ritmati dalla musica) e ripetono le medesime parole, consapevoli di essere popolo, consapevoli che solo uniti posso arrivare alla vittoria contro l’Impero Asburgico. Gli Italiani rispondono, dapprima impauriti poi pronti a urlare il loro “sì” al sogno che l’Italia porta in sè fin dal proncipio:

Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, Sì!

L’inno prosegue con una descrizione della condizione del popolo italiano e delle sue sventure ma racchiude una storia di rivalsa, il Risorgimento, che è la fine di una crisi di libertà lunga secoli.

Dire che anche oggi l’Italia ha chiamato alla vittoria sportiva e non è dire che nuovamente, nel nostro DNA, si è riattivato quel frammetto di rivalsa che ci ha resi il popolo che siamo oggi. Spesso lamentosi, inconcludenti e stanchi di uno stato che sembra rifiutarci, l’inno di Mameli, “Il canto degli italiani”, ci ricorda chi siamo: popolo chiamato ad amarsi e a rialzarsi contro il malumore e il nemico, qualunque esso sia.

Abbiamo vinto l’Europeo, siamo saliti sul tetto d’Europa e del mondo con i Maneskin, scaliamo classifiche con italiani nuovi che vengono da lontano e ciò non potrebbe renderci più felici ma abbiamo l’ultima battaglia da vincere contro un nemico invisibile.

Se oggi vi sentite “calpesti e derisi” o che siate in preda all’euforia sappiate bene che queste vittorie non saranno le ultime: l’Italia chiama i suoi figli e sogna ancora di sentire gridare come risposta “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”.

Samuele Migliore
25 anni, laureando in Teologia alla FTIS di Torino, specializzato in Comunicazione religiosa e media contemporanei all'ALMED dell'Università Cattolica di Milano e in Dialogo interreligioso all'Università della Svizzera Italiana. Attualmente studio Teologia dogmatica indirizzo antropologico-cristologico e trinitario alla Pontificia Università Lateranense ,"Low mood in Young People" all'University of Reading e Ecologia integrale alla Pontificia Università Gregoriana. Insospettabile ascoltatore di trap, lettore incallito ed insegnante precario di Irc, ho prestato servizio nelle favelas della periferia di Rio de Janeiro come educatore volontario per adolescenti provenienti dalla realtà del narcotraffico e sono dal 2017 responsabile di un oratorio di provincia. Mi occupo di società e mondo giovanile con uno sguardo sul passato ed uno aperto sul futuro, sfruttando il mio naturale strabismo.

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